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I Longobardi - Farra di Soligo PDF Stampa E-mail
Le Fare - Il termine Fara viene fatto derivare dall’etimo germanico Far = viaggio, spostamento, da cui in tedesco moderno il verbo fahren = viaggiare. Sta quindi ad indicare l’unità nomade costituita da più nuclei familiari consanguinei di guerrieri con la funzione di proteggere le retrovie da eventuali infiltrazioni nemiche.
Le Fare sorsero perchè i Longobardi nei loro rapidi spostamenti lungo la traiettoria della pedemontana friulana e veneta, lasciavano a presidio in luoghi strategicamente significativi dei gruppi di guerrieri della stessa famiglia. A cavallo delle Prealpi Bellunesi, è dislocata la più alta concentrazione di Fare di tutta la penisola italica: sul versante meridionale, spostandosi dal Ducato di Ceneda e dalla Fara di Castel Roganzuolo verso ovest, si riscontrano la Fara di Soligo e la Fara di Valdobbiadene; sul versante settentrionale a racchiudere il cerchio si trovano in successione la Fara di Feltre, a controllo della stretta di Fenér, la Fara di Mel, posta a guardia del passaggio attraverso il passo di Praderadego, e infine la Fara di Alpago, a difesa della stretta di Fadalto.

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Necropoli longobarda a Capitania - La località denominata Capitania, presso il borgo Monchéra, ha restituito precise testimonianze circa l’esistenza in loco di una piccola necropoli longobarda. I rinvenimenti in quest'area son di estrema importanza perchè va notato che le inumazioni collettive longobarde, complete di corredo funebre (ad es. l’armatura dei guerrieri) sono abbastanza rare nella penisola italica.
In un primo tempo, quando gli scassi per la piantumazione delle viti venivano ancora eseguiti a mano, vennero recuperate due spade e due punte di lancia, deposte accanto agli scheletri di due guerrieri. Purtroppo tali manufatti vennero classificati in modo errato come spade celtiche. Di conseguenza non venne fornita al proprietario del fondo nemmeno l’informazione più importante. Vale a dire del come i Longobardi, almeno per i primi anni e nelle Fare di prima fondazione come nel caso in oggetto, avessero la consuetudine di seppellire i loro morti in tombe affiancate le une alle altre e, per di più, completamente fornite. Per questo motivo nei successivi scassi meccanici del vigneto, vennero irrimediabilmente distrutte le restanti tombe. Grazie al tempestivo intervento del proprietario furono recuperate alcune spade frammentarie, un umbone di scudo con borchie dorate e decorate ed, infine, una borchia, anch’essa dorata, quasi sicuramente appartenente al bracchiale dello scudo.


Farra di Soligo (TV)

 
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