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I Romani - Breda di Piave PDF Stampa E-mail

Breda_di_PiaveSepolture del VII secolo - Nel territorio è stata rinvenuta una necropoli che risale probabilmente alla prima metà del VII secolo e della quale sono state portate alla luce numerose sepolture.

Villa tardo romana - La presenza di un particolare edificio nella zona (probabilmente una villa) permette di ipotizzare sul territorio un nucleo abitativo già in epoca tardo-romana.

Reperti e vita quotidiana - "Nell'insieme, i materiali rinvenuti nelle ricognizioni di superficie e negli scavi consentono di avanzare alcune considerazioni di ordine cronologico e socio-economico. Dal punto di vista archeologico, il territorio ha restituito tracce che fanno datare i segni della presenza umana alla cultura eneolitica di Remedello, mentre gli esemplari più vistosi d'epoca romana, come la coppia dei ritratti o i coperchi di urne funerarie, richiamano una produzione opitergina o altinate, aree con le quali il centro rurale di Breda era collegato tramite le vie consolari Postumia e Claudia Augusta Altinate.
Quanto ai reperti più usuali, i laterizi (talora col marchio di fabbrica) e i frammenti di ceramica presenti in gran numero indicano insediamenti d'una certa densità, dove non mancava il ceto benestante, che disponeva di suppellettili più fini, testimoniate dalla ceramica a pareti sottili o da quella a vernice nera. Inoltre, i pesi da telaio e le fusaiole attestano un'attività artigianale praticata soprattutto all'interno della sfera domestica, che fa ipotizzare la presenza di telai ad uso familiare impiegati esclusivamente dalle donne. Singolare, fra l'altro, la comparsa di un attingitoio e di un piedistallo di candelabro, riconducibili a un contesto funerario: era tipico, infatti, seppellire il defunto con gli oggetti, riprodotti in miniatura, utilizzati durante la sua vita terrena. In particolare, i due modellini in bronzo, riproducenti uno strumento legato al versamento di liquidi e uno legato al fuoco, esprimono un preciso valore simbolico muliebre. Interessanti, sotto il profilo economico, le anfore, con tipologia in prevalenza riferibile alla fine dell'età repubblicana e al primo secolo dell'impero, fatto questo dovuto alla maggiore espansione dei mercati. Il territorio, quindi, sin dall'epoca della costituzione a "municipium" di Treviso, era già aperto all'arrivo di merci diverse, tra le quali sembra occupare il primo posto il vino di produzione adriatica o locale. Non mancano le anfore per l'olio, il quale poteva provenire sia dal Veneto o dall'Istria sia, come suggeriscono i contenitori africani e orientali, da province più lontane, che intorno al II sec. d. C. assunsero importanza decisiva nei commerci. Il reperto ultimo in senso cronologico appartiene a un'anfora orientale, che sposta la persistenza abitativa al V-VI sec. d. C.
Il quadro si sta comunque arricchendo di ulteriori reperti, che permetteranno di completare le conoscenze sull'insediamento, integrando i dati archeologici con l'interpretazione topografica. Per ora, si può evidenziarne la relativa unitarietà dal punto di vista dei contenuti, dal momento che riconducono all'ambito domestico, commerciale e funerario. Essi rimandano alla sfera femminile, al legame della donna con la casa e con le attività inerenti alla mensa, per la presenza di oggetti fittili che riproducono i tipi delle olle e delle coppe, le comuni stoviglie dell'arredo. Emerge, in sintesi, la vitalità mantenuta per secoli dal territorio, soprattutto dal sito di Campagne, nel quale ad abitati romani (forse una grande villa rustica) si sovrappose una costruzione altomedievale. Tuttavia, l'interesse si concentra sul I sec. d. C., maggiormente prospero, quando anche la campagna fu intensamente abitata. Oltre alla razionalizzazione agraria, la viabilità - come già osservato -  ha giocato un ruolo determinante nella colonizzazione, senza trascurare le vie d'acqua come il Piave e il Musestre, notoriamente navigabili. Raccordate alle strade consolari, v'erano diverse vie minori ricavate dalla centuriazione: una di queste, identificabile dubitativamente in un decumano, è la via Piave, nel tratto da Candelù sino all'incrocio con via Bovon. Reminiscenza d'un incrocio di appezzamenti, in cui venivano posti cippi in pietra (la sacralità dei confini era spesso sancita da tempietti detti "compita") è altresì via Termine. Alla luce di questi elementi, Breda di Piave può collocarsi a pieno titolo nel grande mosaico della storia romana del Trevigiano".

da: M. Bettiol - S. Pascale



Breda del Piave (TV)

 
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