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L'organo e il Festival Organistico PDF Stampa E-mail

Treviso è una meta praticamente obbligata per gli appassionati d’organo in virtù dei numerosi strumenti antichi ivi conservati, praticamente tutti in ottimo stato e meticolosamente restaurati, sia in città che negli immediati dintorni. Su questi strumenti si svolgono senza soluzione di continuità manifestazioni concertistiche di altissimo livello e anche incisioni discografiche, il che, nel panorama italiano, costituisce un fatto più unico che raro.
Ogni anno artisti di fama internazionale suonano gli organi storici della Marca Trevigiana, molti dei quali restaurati grazie alla passione del comitato organizzatorie e alla generosità di Fondazione Cassamarca. L’Organo è sempre stato strumento di aggregazione e di partecipazione in una comunità religiosa: intona e accompagna il canto eseguito dal popolo, si alterna o si sostituisce ad esso nei momenti più importanti deIle celebrazioni sacre. Ecco perchè dopo cinque secoli di storia musicale, dal medioevo ai giorni nostri, ogni Paese europeo vanta importanti compositori che hanno scritto pagine straordinarie e fondamentali della Letteratura organistica e ogni comunità religiosa ha affidato a sapienti artigiani il compito di costruire perfetti strumenti da collocare nelle cantorie delle Cattedrali, nei Santuari e nelle piccole Pievi.
Anche nella Marca Trevigiana operarono alcuni celebri organari: Jacomello dagli Organi con bottega a S. Leonardo, Mastro organoLorenzo dai Organi, frate Nicolò de Alemagna, Domenico di Lorenzo o di Lucca, Orazio Napolitano, Pietro Nacchini, che con Callido, De Lorenzi, Moscatelli, Dacci, Barbini, Merlini e tanti altri contribuì a creare una “Scuola Veneta”, costruì nel 1750 uno stupendo strumento nella chiesa della Croce (già S. Maria dei Battuti – Complesso universitario). È il più antico conservato a Treviso, perfettamente funzionante grazie ad un programma di restauro sostenuto dalla Fondazione Cassamarca, che ha restituito alla città e alla provincia la preziosa collezione di organi che oggi è possibile ammirare e riascoltare. L’organo collocato in cantoria sopra l’ingresso principale e chiuso in cassa neoclassica dipinta in finto marmo con capitelli dorati, opera di Pietro Nacchini, è il più antico della città; sopra la tastiera si legge: PETRUS NACHINI FECIT ANNO MDCCL OPUS CLIX. È giunto fino ai nostri giorni pressoché inalterato, indenne dalle riforme cui spesso gli organi sette-ottocenteschi venivano sottoposti perché fossero adeguati ai cambi di gusto e alle nuove esigenze esecutive. Abbandonato dopo l’ultima guerra ebbe un primo restauro nel 1971.
Infine, dopo il nuovo abbandono dovuto a interventi di restauro della cantoria e di altri manufatti all’interno della chiesa, lo strumento è stato restaurato da Francesco Zanin di Codroipo nel 1994. Anche per questo i più importanti esecutori ed interpreti mondiali convergono a Treviso, tra settembre e ottobre di ogni anno, per partecipare al Festival Organistico Internazionale. Alcune città quali Bruxelles, Tolosa, Lisbona, Saragozza, Innsbruck, Göteborg, Freiberg, Alkmaar, Umago, Friburgo e Trondheim, anch’esse sedi di prestigiose manifestazioni organistiche e che posseggono pregevoli strumenti storici, hanno aderito all’invito di Treviso di costituire l'ECHO (Europae Civitates Historicorum Organorum), riconoscendo la Marca Trevigiana quale centro di interesse europeo per appassionati, studiosi e ricercatori del settore. Treviso, assieme a Pesaro ha anche dato vita al progetto europeo “Hydraulis” che accomuna alcune regioni adriatiche dell’Italia (Veneto, Friuli, Marche), Slovenia, Croazia, Grecia e Montenegro, nella valorizzazione del patrimonio degli organi storici che, in particolare nelle arre costiere, hanno maggiormente risentito, per alcuni secoli, della supremazia artistica e culturale della Repubblica veneziana.
battuti_02_hIl primo organo di cui si ha notizia esisteva in S. Nicolò già nel 1368, anno in cui subì una riparazione; nel 1403 un nuovo organo fu costruito da M° Nicolao ab organis de Alemania.
Nel 1597 M° Vincenzo Colonna sostituì il vecchio organo quattrocentesco con uno nuovo per il quale furono costruite la cassa e la cantoria ancor esistenti. Infine l’attuale strumento collocato entro la cassa cinquecentesca è opera di Gaetano Callido, il più celebre organaro veneto del ’700, fra il 1778 e ’79.
È arrivato praticamente integro fino ai nostri giorni. Qualche intervento ottocentesco non ne ha alterato in modo rilevante la fisionomia che comunque è stata ripristinata com’era in origine con il restauro realizzato dall’organaro Franz Zanin di Camino al Tagliamento fra il 1975 e ’77.
L'organo della Cattedrale di San Pietro è molto recente, è stato costruito nel 2000, anno del Giubileo, dalle Ditte Organarie Kuhn e Hradetzky, ma la sua storia merita attenzione.
organotrevisoLa tradizione musicale è stata particolarmente fiorente sin dai tempi più antichi, anzi è stata comprovata la pratica del “doppio coro” sin dagli inizi del XV sec., quindi questa è probabilmente la prima chiesa del Veneto (se non d’Italia e dell’Europa intera) in cui tale pratica è fiorita. Perciò sin da tale epoca ai lati dell’Altare Maggiore erano presenti due cantorie contrapposte e, con ogni probabilità, due organi. All’ episcopato di mons. Paolo Francesco Giustiniani (vescovo dal 1750 al 1787) risale la costruzione di due vaste cantorie tardobarocche con due grandi casse d’organo ai lati dell’altare maggiore; nel 1770 fu realizzato un solo organo (quello sulla cantoria destra): si trattava di un grosso strumento di 12’ a una tastiera, ovviamente costruito da Gaetano Callido. Nel 1870 circa l’organo fu ampliato da Locatelli, che lo dotò di registri “da concerto” e di un manuale “di risposta”. Il concerto inaugurale fu tenuto da Giovanni Antonio Petrali.
Nel 1910, durante l’episcopato di mons. Andrea Giacinto Longhin (vescovo tra il 1904 al 1936, periodo durante il quale si iniziarono i processi canonici per la beatificazione e canonizzazione di Pio X), si diede immediata messa in pratica dei dettami del famoso “Motu Propriu” del Papa S. Pio X (nativo di Riese – oggi Riese S. Pio X – paese nei pressi di Treviso e successivamente anche canonico in questa cattedrale), ciò diede l’occasione per demolire le due cantorie e l’organo. Rimasero quindi le due pareti nude su cui furono dipinti due affreschi di fattura neoclassica celebrativi dell’opera di Papa Pio X. Il nuovo organo fu collocato dietro l’altare, in fondo all’abside della chiesa. Fu costruito da Giovanni Tamburini che lo ultimò nel 1915. Aveva tre tastiere di 58 note ciascuna e pedaliera di 30 note, ma le due tastiere espressive azionavano le stesse canne poste sul somiere a “doppio scompartimento. In vista del Giubileo del 2000, per impulso del Vescovo mons. Paolo Magnani, si decise di costruire un organo nuovo, affidandone la costruzione alla ditta svizzera Khun. Sulle prime esso doveva essere collocato nella navata laterale sinistra, nella campata immediatamente successiva al transetto (e l’altare ivi presente doveva essere spostato nel transetto sinistro), poi la Soprintendenza impose la collocazione nell’abside del transetto sinistro, come tuttora si vede. Nel frattempo, fu rimosso l’organo Tamburini per opera dell’organaro Diego Bonato di Verona, lasciando l’abside desolatamente vuota, in vista delle decisioni del Vescovo. L’organo Tamburini è stato destinato alla parrocchia di S. Maria a Trebaseleghe, paese non lontano, appartenente alla provincia di Padova ma facente parte della Diocesi di Treviso.


Chiesa di Santa Maria dei Battuti
 
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