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Passo San Boldo PDF Stampa E-mail

1491467-L Il passo di San Boldo, è stato fin dai tempi più antichi luogo di confine e passaggio tra la "gioiosa" Marca Trevigiana e il territorio bellunese. Dal medioevo alla sommità del passo esisteva una "muda", ossia un ufficio adibito al pagamento del dazio ed al ristoro.
In passato la via del San Boldo venne assiduamente percorsa anche dagli "zattieri" che dal bellunese accompagnavano, verso la pianura scendendo il corso del Piave, grandi quantità di legname su ampie zattere; questi uomini di fatica da Falzè di Piave o Nervesa risalivano verso Belluno passando per il più veloce valico del San Boldo.
La prima mulattiera venne in seguito sostituita da una carrozzabile costruita tra il 1914 e il 1916. Durante la prima guerra mondiale i soldati austriaci, quando occuparono queste terre, si accorsero subito dell'importanza strategica del passo e terminarono la strada rapidamente utilizzando prigionieri russi, italiani e la popolazione locale.
La strada, poi detta "dei cento giorni", fu aperta nel maggio del 1918 e costituisce, con le sue cinque gallerie, una monumentale ed ardita opera di ingegneria civile.
Oggi chi si immerge nel verde abbraccio delle montagne che circondano il passo del San Boldo ha la possibilità di ammirare una piccola cappella dedicata a San Ippolito e consacrata il 15 agosto del 1984 alla memoria degli alpini caduti e dispersi in guerra.

 
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