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L'arte dell'abaco PDF Stampa E-mail

scac2Il 10 dicembre 1478 uscì a Treviso il primo libro di matematica impresso a stampa, intitolato "L'arte dell'abaco", scritto da un autore anonimo, probabilmente un prete, dedicato ad alcuni suoi giovani amici che lo avevano richiesto con insistenza. È un trattato elementare limitato alle applicazioni commerciali dell'aritmetica. Ricalca il "Liber Abbaci" di Leonardo Pisano detto Fibonacci, scritto nel 1202, più vasto e rimasto fondamentale per quasi 300 anni, superato solo dal libro di Luca Pacioli, uscito nel 1494 a Venezia col titolo "Summa di Aritmetica, di Geometria, Proporzioni et Proporzionalità". Il libro stampato a Treviso, scritto in italiano con uso di molte parole dialettali e facilmente leggibile ancor oggi, è uno dei circa 30 libri di aritmetica stampati prima della fine del XV Secolo, metà dei quali ancora in latino. Nel periodo in cui uscì il libro le attività commerciali della Serenissima Repubblica di Venezia erano particolarmente floride e l'ambiente era favorevole allo sviluppo dell'attività della stampa: su circa settanta stamperie esistenti in Europa una cinquantina erano attive nella Repubblica e di queste, tredici operavano nella città di Treviso. I tipografi del tempo, solo 26 anni dopo la Bibbia di Magonza, erano già molto esperti come si può vedere ne "larte de labbacho", stampato chiaramente, ben impaginato e con pochi errori di stampa. Il contenuto del libro è interessante rispetto alla evoluzione del sapere matematico in occidente: in esso si usano le cifre arabe, non più la notazione romana dei numeri, raccomandata sin nel 1348 dalla Università di Padova per indicare i prezzi dei libri. Le nuove cifre erano già usate nel Liber Abbaci da Fibonacci che le aveva chiamate 'indiane', conoscendone l'origine. L'autore insegna le quattro operazioni fondamentali, con numerosi esempi sviluppati con diverse tecniche di scrittura, alcune delle quali ancora in uso oggi. Usa il concetto di frazione, ma non la notazione dei numeri con le cifre decimali, introdotte circa un secolo più tardi. Insegna anche a calcolare la data della luna nuova, partendo dal numero aureo dell'anno, dall'età della luna all'inizio dell'anno e dalla durata del mese sinodico lunare. Quest'ultimo era noto all'autore con un errore inferiore a mezzo secondo rispetto a quello reale. Tutto ciò quando ancora si usava il calendario giuliano, riformato da Gregorio XIII dopo lunghi studi nel 1582.

Il libro originale esiste in pochissime copie: 8 elencate nel 1888 da Pichi e una citata da D.E.Smith nel 1958 esistente in America. Nei 500 e più anni dalla sua uscita il libro è stato oggetto di numerosi studi, ricordati nelle ristampe recenti:

  • 1969: Editore Zoppelli di Treviso, ristampa anastatica, curata dal Prof.G.Romano con il patrocinio della Cassa di Risparmio della Marca Trevigiana.
  • 1988: Open Court Publishing Company, in 'Capitalism and Arithmetic: The New Math of the 15th Century'. Nel libro di F.J.Swetz è contenuta la traduzione completa in inglese di D.E.Smith, scritta prima della Grande Guerra e mai integralmente pubblicata. (Sc.Am.: vol.258-6, giugno 1988)
  • 1995: nuova edizione anastatica dell'Editrice Canova di Treviso, con note aggiornate del Prof.G.Romano.

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