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San Venanzio Fortunato PDF Stampa E-mail

81350San Venanzio Fortunato (Valdobbiadene 530 - 607)

Nel 535 circa, a Duplavilis (l’attuale Valdobbiadene in provincia di Treviso) nasce Venanzio Onorio Clemenziano Fortunato. Della sua terra e della sua gente dà notizia egli stesso nel IV libro della Vita di San Martino, quando indica al suo poema la strada da percorrere per raggiungere Ravenna e gli raccomanda di passare per Valdobbiadene: “Avanza attraverso Ceneda e vai a visitare i miei amici di Duplavilis: è la terra dove sono nato, la terra del mio sangue e dei miei genitori. Qui c’è l’origine della mia stirpe, ci sono mio fratello e mia sorella, tutti i miei nipoti che nel mio cuore io amo di un amore fedele. Valli a salutare, ancora ti chiedo, anche se di fretta”. Era di antica e nobile famiglia romana, ebbe sicuramente un fratello e una sorella di nome Tiziana e molti nipoti.
Venanzio Fortunato viene considerato l’ultimo poeta della latinità e il primo poeta medievale. Malgrado fosse molto vicino agli ambienti vescovili di Aquileia, non volle intraprendere la carriera monastica e fece i suoi studi di grammatica e retorica a Ravenna, capitale dei domini bizantini in Italia a uno dei grandi poli culturali d’Europa. Per sciogliere il voto fatto a San Martino che lo aveva guarito miracolosamente da una grave malattia agli occhi, decise di recarsi in pellegrinaggio a Tours, dal quale non fece più ritorno e che gli segnò la sua vocazione religiosa.
Con l’incontro di Redegonda, moglie di Clotario I re dei Franchi, a Poitiers e soprattutto con la figlia Agnese, badessa del convento di Sainte Croix, la sua vita cambiò radicalmente. Entrò a far parte del clero e venne poi nominato vescovo di Poitiers.  Morì forse nel 607. “Santo e beato” lo proclama l’iscrizione sulla sua tomba nella cattedrale di Poitiers, composta verso il 785 da Paolo Diacono, storico dei Longobardi, invocando la sua intercessione.
Il suo ruolo fu importante quasi esclusivamente come cantore di inni dedicati ai Santi (Vita Sancti Martini, Ave Maris Stella…), mentre alcune composizioni profane trattano di gastronomia ovvero del piacere della buona tavola, che ancor oggi caratterizza la cultura trevigiana.


www.valdobbiadene.com
 
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