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Canoa e Kajak lungo il Fiume Sile PDF Stampa E-mail

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Primo Itinerario: Dalle Risorgive a Quinto di treviso:

Il nostro itinerario inizia dalla zona delle sorgenti. Dove nasce un fiume è da sempre un luogo carico di suggestioni, una sorta di mito geografico che attrae e incuriosisce, anche se, nel caso del Sile, non è facile identificare il punto esatto della risorgenza. Troppe le modifiche all’originario assetto ambientale realizzate a partire dagli anni 60 del Novecento per bonificare le depressioni torbose e destinarle alla diffusione del mais. La rettificazione delle tortuose e spontanee linee di deflusso, la quasi totale rimozioni delle cenosi boschive sono il coerente retaggio di idee territoriali ancora ben legate alle esigenze della produttività.
Un senso della natura animato dall’utilitarismo ha dunque governato la vistosa e recente evoluzione di un paesaggio che si era mantenuto in gran parte inalterato anche nei secoli dell’appoderamento aristocratico, testimoniato dalla presenza di numerosi edifici nobiliari, posti comunque a una certa distanza dalla fascia anfibia dell’alto Sile.
Al navigatore fluviale spettano ben altre emozioni e gratificazioni dal viaggio per acque interne. Per le tipologie di natanti da impiegare si consigliano natanti leggeri (kajaks e canoe canadesi), i più adatti alla morfologia fluviale qui considerata. Il punto di imbarco più comodo è in via Santa Brigida, in corrispondenza del ponte sulla Corbetta Nuova (WP 001) (modesta possibilità di parcheggio).
La veloce, ma non pericolosa, corrente ci trasporta subito tra il silenzio e le trasparenze di un’atmosfera odorosa di erbe e alghe e di muschi, sia che si tratti della chiarezza vaporosa delle mattine primaverili o della fredda foschia delle prime ore pomeridiane dell’autunno. Ogni stagione ha il suo indiscusso fascino. Si può anche non remare, limitandosi a dirigere con la pagaia la prua, schivando i canneti, assecondando la ubriacante successione di meandri. Ma per poco, visto che le rettifiche dei tracciati riducono in parte la variabilità visuale tipica dei ruscelli sorgivi. La rettilinea monotonia non guasta comunque l’esperienza itinerante, il veder scorrere il paesaggio, il gradevole senso di continuità quando la Corbetta confluisce nel collettore della Coa Longa.
Da qui si riprende il viaggio in direzione est, con lo sguardo verso il cielo che ogni tanto è delimitato dalla chioma verde degli alberi, con lo sbattere delle ali degli uccelli che si accorgono all’ultimo istante della improvvisa presenza del navigante silenzioso. E così si giunge ai mulini dei Tre Confini, dove un modesto salto d’acqua non impedisce il passaggio dei natanti, che si è soliti utilizzare in ben altre turbolenze. A valle del salto d’acqua il letto del Sile si allarga, la velocità della corrente si mantiene notevole, mentre il deflusso sembra assumere connotati più naturali grazie al susseguirsi di morbide anse. La gratificazione estetica per il navigante fluviale è di alto livello. Sipari arborei e sponde fitte di canneti e arbusti restituiscono un senso di armonia primeva. Non sono molte le opportunità per sbarcare. Ogni tanto, in sponda destra, è possibile accostare a modeste piazzole realizzate dai pescatori. Si consiglia di adottare un certo bon ton fluviale per non confliggere con le lenze dei numerosi pescatori che frequentano queste sponde specie dopo l’apertura della pesca alla trota (da febbraio in avanti).
Dopo poco più di un chilometro compare la sagoma della chiesa di Morgano, che si specchia sulle acque veloci. Dopo essere scivolati sotto il ponte stradale, ci si avvicina all’ex mulino Nicola, in via Barbasso. Si consiglia di accostare alla sponda destra, comoda per lo sbarco, per una breve ricognizione del salto d’acqua. Di solito è facilmente superabile. Comunque per il canoista meno esperto è possibile effettuare un breve trasbordo e rimettere il natante in acqua a valle del mulino, tenendosi sempre sulla sponda destra.
A valle del mulino il Sile rallenta e si distende in un ampio slargo, di elevata qualità fisionomica per la fitta delimitazione di alte boscaglie rivierasche con pioppi, platani, ontani. Un indubbio sito pittoresco che ritroviamo nella tradizione iconica sia dei pittori
locali che dei fotografi. All’altezza del ponte di Settimo, il fiume presenta un alveo molto largo, con frequenti lame di sedimenti ghiaiosi, finchè si giunge al salto d’acqua dell’ex centralina elettrica che corrisponde all’ingresso nord dell’oasi di S. Cristina. Il salto d’acqua è facilmente superabile. Per i naviganti con il kajak è meglio proteggersi con il paraspruzzi, per non imbarcare acqua. Da qui fino al mulino Rachello di Quinto, la navigazione potrebbe essere praticata anche a bordo delle pantane messe a disposizione dei gestori dell’oasi naturalistica di Santa Cristina. La navigazione con la pantana non è facile. Necessita l’acquisizione certa della tecnica propulsiva con la pertica. Sarebbe utile in tal senso promuovere dei corsi, con la finalità anche di diffondere e tutelare questa secolare tecnica di navigazione autoctona.
Dopo aver superato il ponte del Tiveron, sulla destra c’è una comoda base d’attracco per accedere all’agriturismo Al Sile, invitante punto di ristoro con la preparazione di prodotti locali (radicchio, bisate, oca, salumi). Pagaiando per poco meno di un chilometro si arriva all’ampio slargo del fiume, quasi un lago, dove la corrente rallenta. In breve si giunge allo sbarramento insuperabile del mulino che impone un breve trasbordo, non molto agevole.


Secondo Itinerario: Da Quinto di Treviso al centro storico di Treviso

Questo tratto del Sile non offre significativo interesse per la percorribilità terrestre, in quanto attraversa un settore di pianura fortemente antropizzato, con vistose e non sempre regolari privatizzazioni dell’affaccio fluviale. Indicheremo pertanto solo alcuni punti di interesse che possono essere visitati dal ciclista o dall’automobilista, escludendo il pedone. Per quanto riguarda invece il viaggio nautico, questo tratto mantiene un elevato interesse escursionistico e soprattutto è percorribile fino alla sede della Canottieri Sile, in centro storico di Treviso, garantendo in tal senso la continuità itinerante dall’area delle risorgive.
Per il canoista è necessario il trasbordo all’altezza del mulino Rachello, in questo caso abbastanza agevole. Una volta a valle è piacevole aggirarsi sulle diramazioni del Sile poco a monte dei successivi salti d’acqua e quindi apprezzare il “dietro le quinte” del centro storico. Per il superamento degli ostacoli successivi bisogna impegnarsi in un trasbordo difficoltoso, soprattutto per l’attraversamento della statale. Si può scendere in sponda sinistra, all’altezza della locanda Righetto (specialità l’anguilla) e poi rimettere in acqua il natante a valle dei salti d’acqua o chiedendo ai proprietari del mulino Bordignon o utilizzando l’attracco della gelateria Al Mulino. La navigazione può quindi proseguire nell’ampio lago a valle, placido e profondo, come quello a monte, per la prolungata attività estrattiva. Si arriva dopo tranquilla navigazione fino al salto d’acqua del mulino Granello. Anche qui è meglio fermarsi per un breve trasbordo. La navigazione consente di apprezzare un paesaggio altrimenti “invisibile” da terra, pregiato per la notevole variabilità degli orizzonti fluviali, per le folte barriere arborate. Il paesaggio sonoro è invece spesso alterato dal vicinissimo traffico aereo dell’aeroporto civile di Treviso.
Altra sosta per un agevole trasbordo è all’altezza del mulino delle Mure. A valle la navigazione è tranquilla fino alla sede della canottieri, snodandosi in un paesaggio di rara bellezza, con tutti gli elementi formali tipici dei “bei luoghi” fluviali evocati dalla ricca tradizione pittorica e letteraria: l’albero, il bosco, il canneto, la sponda bassa e erbosa, gli uccelli acquatici, le ville signorili, gli eleganti giardini. Da notare la facciata verso il Sile della chiesa di S. Angelo, con tanto di sagrato erboso, e quella d villa Letizia, con il suo parco.
Dopo aver navigato sotto il ponte di ferro della linea ferroviaria Treviso-Vicenza e quello De Gasperi, si può attraccare alla Canottieri Sile, dove si conclude questo tratto dinavigazione dalle risorgive a Treviso.

Terzo Itinerario: Da Treviso alla Laguna

Questo è certamente tra gli itinerari fluviali più importanti d’Italia, sia per il prestigio dei luoghi attraversati che per la prolungata consuetudine crocieristica che rende fruibile la via d’acqua. Il  collega inoltre due significative polarità geostoriche, ripercorrendo un antico tracciato nautico che fin dall’età romana metteva in relazione gli insediamenti sublitoranei (tra cui Altinum) con l’urbanità anfibia di Treviso. Al momento sono molte le attenzioni progettuali dedicate a questa asta fluviale, in gran parte connesse ai compiti istituzionali dell’Ente parco, di cui si da conto nell’allegata relazione. All’immediata e più nota fruibilità nautica, sia su battelli collettivi che su natanti privati, è opportuno affiancare la suggestiva attrattiva offerta dal percorso terrestre, praticabile sia a piedi che in bicicletta, dal momento che non mancano adeguati interventi per la restituzione alla percorribilità collettiva dell’importante e secolare patrimonio delle strade alzaie.
Dal ponte della Gobba è possibile anche la navigazione per imbarcazioni di notevoli dimensioni. Resta comunque un buon itinerario anche per i natanti leggeri con cui è possibile percorrere l’alto corso. Rispetto ai tratti precedenti la velocità della corrente è molto rallentata; ciò consente quindi un agevole ritorno al punto di partenza e quindi brevi navigazioni ricreative. In questo tratto gli argini sono abbastanza incombenti, ma l’alveo si allarga consentendo quindi di apprezzare più ampie prospettive visuali anche a bordo di natanti molto bassi, come kajaks e canoe. Per i natanti a motore di modeste dimensioni posti in acqua al porto di Fiera, è necessario utilizzare la conca di navigazione per proseguire verso valle. Ciò potrebbe costituire un ostacolo non superabile per la singola utenza privata, per cui è consigliabile iniziare il viaggio dalle rampe di Silea o di Casier. Nessun problema invece per i natanti leggeri. Una iniziativa recente per un viaggio più confortevole lungo il basso Sile è la proposta di locazione di house boats, nei pressi dello sbocco del ramo Morto nel Sile.
Questa è la prova evidente di un rinnovato interesse per la navigazione turistica adeguandosi ai modelli di escursionismo prolungato già da tempo diffusi lungo le vie d’acqua transalpine. La navigazione a valle di Casier consente di apprezzare il suggestivo divagare del corso d’acqua tra ampi meandri fittamente alberati, con frequenti e interessanti segni della secolare presenza antropica. Poco dopo Casier, sulla destra, si può accedere all’ampio bacino di cava su cui insiste la struttura visivamente ingombrante di cantiere nautico, attività che comunque mantiene ancora vivo il legame operativo con l’asta fluviale. L’escursionista fluviale che già conosce il ben più celebre itinerario della Riviera del Brenta, troverà non poche assonanze con il paesaggio rivierasco del Basso Sile. E in particolare le pregiate scenografie delle ville aristocratiche che si specchiano sul fiume. Pur trattandosi di monumenti non visitabili, ciò che gratifica l’esperienza itinerante sono gli specifici scenari fluviali focalizzati sulle facciate delle ville e il contesto paesaggistico in senso lato.
Proseguendo verso Cendon, sulla sponda sinistra si può notare lo scenografico prospetto fluviale della cinquecentesca villa Barbaro-Roman. A Cendon si approfitta del mezzo nautico per apprezzare scenari altrimenti non visibili da terra, vista l’impossibilità di proseguire sulla strada alzaia della sponda destra. Di particolare rilievo, in sponda sinistra, è la villa Cervellini. La navigazione lambisce, in sponda destra, le pertinenze di alcune cave di argilla e fornaci, tipico assetto protoindustriale del basso Sile, finchè si giunge allo splendido sito di villa Cornaro (ex Gabbianelli), certamente la residenza di campagna più prestigiosa dell’intero percorso. Tutte le ville lungo il Sile hanno in genere possibilità di attracco, ma si tratta di pertinenze private, in genere non visitabili. Rammentiamo che il peculiare paesaggio e la tranquillità della corrente meglio si apprezzano a bordo di natanti a remi, sia che si tratti dei soliti kajaks e canoe che delle più adeguate imbarcazioni in legno con la tradizionale voga alla veneta, dove la posizione in piedi dei rematori consente una maggiore ampiezza visiva rispetto alla più bassa posizione di chi pagaia a bordo dei suddetti natanti leggeri.
Proseguendo tra gli ombrosi meandri ci si imbatte in altre suggestive vedute fluviali, incrociando villa Mantovani, sulla destra, e , sulla sinistra villa Riva e il pittoresco ramo morto di S.Elena con comoda possibilità di attracco per natanti di modeste dimensioni. Un'altra importante attrattiva è l’arrivo alla riviera fluviale di Casale sul Sile, tra i più interessanti insediamenti fluviali della pianura veneta. Anche qui si nota una ripresa dell’antica consuetudine nautica, per cui il waterfront fluviale costituisce una prestigiosa opportunità di riqualificazione del centro storico. Altra rilevante borgata fluviale è all’altezza della confluenza del fiumicello Musestre, con tanto di chiesa con la facciata di fronte alla via d’acqua e una conca dimessa che connetteva i traffici verso il porto di Roncade.
Sottopassato il ponte della ferrovia Venezia-Trieste, la crociera fluviale si svolge nel contesto ambientale dei placidi fiumi della bassa pianura, con progressivo accentuarsi del carattere di mensilità, con l’ampliarsi delle anse, e il respiro salmastro delle brezze che fanno già “annusare” l’avvicinarsi della laguna. Dopo qualche chilometro si arriva infatti alla conca di Portegrandi, porta d’accesso per avviare l’esplorazione della laguna veneta.



 
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